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La comunicazione è un processo complesso, mai unilaterale: è il rapporto tra chi manda un messaggio e chi lo riceve. Questo rapporto è considerato più o meno efficace a seconda di come il messaggio viene recepito: varia cioè a seconda del metodo di ascolto, attivo e passivo, dell’interlocutore. Esistono delle sostanziali differenze tra queste due modalità di approcciare una conversazione ed è qui che sta l’ago della bilancia tra una comunicazione efficace e una non efficace

Comunicazione e capacità di ascolto

Comunicare vuol dire attivare un rapporto tra due interlocutori. Il primo è colui che parla, che manda il messaggio. Il secondo è invece colui che ascolta, cioè che recepisce il messaggio. Questo soggetto è molto importante, perché l’ascolto è una fase di vitale importanza per il processo di comunicazione. 

Il metodo di ascolto utilizzato ad ogni conversazione è il fattore differenziante nella comunicazione. Cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta.

Differenza tra ascoltare e sentire

Esiste una sostanziale differenza tra ascoltare e sentire. Sebbene questi due verbi possano sembrare sinonimi nella lingua italiana, quando si parla di comunicazione non lo sono affatto.

  • Ascoltare è l’azione complessa e volontaria di chi partecipa attivamente a una conversazione e sceglie consapevolmente di captare le informazioni di cui si sta trattando.
  • Sentire è, al contrario, un’azione involontaria che fa il nostro cervello. Pensa a quando leggi un libro davanti alla tv, oppure quando senti la musica in ufficio. Non ti stai concentrando su quello che senti, eppure il tuo cervello è in grado di captare il suono riprodotto accanto a te.

La differenza tra sentire ed ascoltare è molto importante nel campo della comunicazione: queste due azioni si sposano perfettamente con i concetti di ascolto passivo e attivo, che andiamo di seguito ad analizzare.

Ascolto passivo

Questa azione inconsapevole si allinea perfettamente con il significato del verbo “sentire”. L’ascolto passivo non aiuta la comunicazione e non migliora la relazione tra i due interlocutori.

I tipici atteggiamenti di chi ascolta passivamente sono:

  • Avere uno sguardo distratto, assente o sfuggente
  • Compiere altre azioni durante l’ascolto
  • Commentare con opinioni proprie e scollegate dal discorso
  • Avere fretta nell’offrire soluzioni al problema
  • Incalzare chi sta parlando perché arrivi al “dunque”

Prova a pensare ad un momento in cui ti sei ritrovato a parlare con qualcuno che stava sì sentendo le tue parole, ma che dava il chiaro segno di non recepire il messaggio. Mai sentito l’espressione “parlare con il muro”?

Ascolto attivo

Al contrario del precedente, il metodo di ascolto attivo è quello in grado di stabilire una relazione tra i due interlocutori e di favorire una comunicazione efficace. È un’attività più complessa e consapevole, che prevede un atteggiamento propositivo da parte di chi recepisce il messaggio ed è un insieme di azioni volontarie quali:

  • Comprensione
  • Rielaborazione
  • Riformulazione
  • Condivisione emozionale 

In questa situazione, avrai notato come il tuo interlocutore sia stato partecipe alla conversazione, magari facendo domande in merito e dando preziosi spunti. Questo è il metodo vincente che fa la differenza, che rende la comunicazione possibile a tutti gli effetti e che costituisce uno dei presupposti per la creazione dell’empatia con il tuo interlocutore.

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